I benefici della danza del ventre

Perchè danzare “fa bene”

Il termine “danza del ventre”, che abitualmente associamo alle sinuose ed esotiche danze praticate in Medio Oriente e Nord Africa, evoca nell’immaginario di molti le magiche e suggestive atmosfere del deserto dove il dolce canto di flauti e liuti, ed il tintinnio di cimbali e sonagli accompagnano le sinuose movenze di creature che sembrano appartenere al mondo irreale dei sogni e dei miraggi. In una visione meno ottimista uno stereotipo lo collega a quegli stravaganti virtuosismi e a quelle strategie di seduzione che ripropongono in una diversa e più esotica forma l’odioso simbolo di donna-oggetto sottomessa ai desideri dell’uomo. In entrambi i casi vengono comunque presi in considerazione modelli ed immagini oltre che distorti, anche assai distanti dalla nostra realtà di tutti i giorni che ci regalano un’idea di questa disciplina come assolutamente estranea a noi o quanto meno inadatta da praticare per chi non è dotato dell’agilità di una giovane ed allenata professionista. Tuttavia, se così fosse, come potrebbe quella che è stata definita “la regina delle danze”, antica, potente, ricca di significati simbolici connessi all’universo femminile, avere tanto a che fare con la salute e la felicità della donna? Diverse discipline ci confermano infatti i differenti e molteplici benefici che essa può avere tanto sul piano fisico quanto su quello psicologico ed energetico, in particolar modo se supportata dal contributo di tecniche e discipline che, come quelle osteopatiche, possono correggere in maniera più profonda e definitiva i vari “difetti” che normalmente affliggono la struttura corporea di ognuno di noi impedendogli di possedere quelle caratteristiche di agilità ed efficienza delle quali la natura ci ha originariamente dotato: infatti, soltanto con un buon assestamento delle sue fondamenta il corpo può arrivare al miglior svolgimento delle sue funzioni. E proviamo ad immaginare quali parti del nostro corpo questa disciplina viene a coinvolgere e quale ruolo viene a loro assegnato nell’economia del nostro organismo.

Il ventre, parte principalmente, ma non esclusivamente coinvolta in questa antica danza è la parte inferiore del tronco che include l’addome e custodisce la maggior parte dei nostri organi interni. Esso corrisponde grosso modo al centro del corpo umano, ed è sostenuto dalle due ossa iliache e dall’osso sacro; da un punto di vista strutturale svolge la funzione di un involucro, costituito dal bacino e sostenuto dagli arti inferiori per azione del femore che hanno il gravoso compito di contrastare la forza di gravità. il bacino può essere quindi concepito come un contenitore di organi, un involucro dotato di struttura ossea, di fasce muscolari e di parti molli, operanti differenti stimoli ed a loro volta sollecitati da altri movimenti definiti “addominali”. In sostanza, è il punto di incontro tra le due maggiori forze del corpo, tra loro contrastanti: quelle che dal capo premono verso il basso e quelle che dal basso spingono verso l’alto in una ricerca di equilibrio per la maggior parte di noi, ancora difficile e faticosa. Queste spinte opposte si incontrano a livello della terza vertebra lombare, classificata da un punto di vista anatomico come 3L e considerata il massimo e più importante punto di bilanciamento per il movimento umano. Una danza che coinvolge in particolare questa parte del tronco può essere quanto mai utile e benefica per la donna: la danza del ventre, in particolare, porta con sé le qualità di movimento che le procurano i benefici maggiori. Infatti in questo tipo di danza il bacino non è più una inerte parte del corpo ma risponde alle sollecitazioni che il movimento in modo del tutto naturale richiede. Pur non esigendo grandi sforzi ed eccessive tensioni muscolari, innesta un lavoro sufficientemente energico per stimolare la circolazione in presenza di gravità e per queste caratteristiche ha acquisito le qualità più idonee a contrastare uno dei mali che maggiormente affliggono le donne mature: l’osteoporosi.

L’organismo femminile raggiunge lo stato di maggiore evoluzione e crescita intorno ai 22 anni; successivamente a tale periodo è inevitabile un irreversibile processo di degenerazione della struttura fisica che purtroppo la moderna tecnologia è in grado soltanto di rendere meno critico ed evidente, risolvendo la maggior parte dei problemi di carattere estetico ma non quelli di tipo strutturale; tale processo continuo e progressivo comporta tra le sue più gravi conseguenze un “logoramento” della struttura ossea legato a variazioni nell’equilibrio ormonale che nella maggior parte dei casi si sono originati nei passati periodi di gravidanza della donna, durante i quali notevoli quantità di calcio vengono sottratte alla madre dal nascituro. Un problema assai simile, associato alla carenza di Calcio è stato riscontrato negli astronauti sottoposti per lunghi periodi ad assenza di gravità. Da queste analogie si è dedotto che è la forza di gravità lo stimolo che maggiormente sollecita la produzione di calcio ed il buon funzionamento della struttura ossea. Un lavoro fisico non pesante attuato in presenza di gravità può aiutare e stimolare la ricostruzione delle cellule del tessuto osseo,s e non quando il danno è già stato fatto, almeno in misura preventiva. E’ quindi utile un’attività fisica che segua la naturalezza del corpo umano. Non è infatti così naturale per noi correre, e neppure sottoporci a faticosi esercizi di Body Building, tanto meno restare per 8h sedute ad una scrivania nel nostro ufficio: danzare è ancora l’attività più sana ed a noi accessibile!! L’uomo, infatti, lo ha sempre fatto fin dalla Preistoria e non solamente per divertimento.

E per danzare intendiamo una naturale e creativa espressione del corpo che è stata e tuttora continua ad essere patrimonio comune a tutti i popoli, indipendentemente dalla razza e dall’età, attraverso la quale venivano celebrati o festeggiati gli eventi più importanti per la vita dell’individuo e della intera comunità; l’Occidente nell’epoca moderna, rinunciando a quasi qualunque forma di ritualizzazione ed impoverendo progressivamente l’importanza ed il valore di molti riti di passaggio, ha perso la memoria di questo tipo di celebrazione che risulta essere assai lontana tanto dall’ideale ascetico e di negazione della corporeità che appartiene alla danza classica occidentale quanto dal desiderio di fuga dalla realtà e di pura e semplice scarica dallo stress proposto in maniera quasi ossessiva nelle discoteche e nelle palestre. Nel mondo occidentale contemporaneo l’idea di una danza concepita come espressione di un sentire individuale al di fuori da stereotipi o da un ambito professionale di addetti ai lavori risulta ancora difficile e patrimonio di pochi eletti. La Danza Orientale è molto vicina, al contrario, a questa concezione, in quanto è tradizionalmente presente in tutti i momenti di festa della comunità, non ha una struttura o regole fisse, si fonda su poche semplici figure di movimento che vengono elaborate individualmente affidando gran parte dell’interpretazione all’espressività ed alla creatività personale. Non sforza i muscoli ma li esercita utilizzando anche parti di muscolatura che non immaginavamo neppure di avere.

Così come l’alternanza di contrazione e rilassamento muscolare che questa disciplina richiede fanno acquisire una notevole coscienza e capacità di controllo sul corpo che può essere una base di consapevolezza. E’ una danza femminile che esalta le movenze di donne adulte e non richiede eccessivi sforzi fisici o una lunga preparazione a livello tecnico per esprimere tutto il suo fascino!! Tutti i segmenti del corpo vengono utilizzati con benefici, se eseguiti con gli opportuni accorgimenti, per molti dolori di schiena e tensioni muscolari; Ad esempio un movimento tipico e comune a tutte le danze orientali (dal Medio Oriente all’India, Thailandia e Bali) è lo scivolamento del collo in orizzontale, che costituisce un ottimo esercizio di prevenzione per i problemi di cervicale. Altrettanto interessante può essere il contributo della Danza Orientale durante la gravidanza; in altre civiltà del Mediterraneo, così come in generale nel passato è ormai dato certo che una danza che coinvolgeva la zona pelvica e del ventre potesse assumere sia dal punto di vista simbolico, così come da quello reale un ruolo propiziatorio per il parto. Ed in effetti la storia più antica della così detta” Danza del ventre” conferma tale ruolo;e altrettanto indiscussi possono essere i benefici di questa disciplina dal punto di vista terapeutico tali da poterla realmente considerare come una vera e propria ginnastica preparatoria al parto.

Ovviamente sarebbe controproducente cadere in pericolose generalizzazioni: non tutte le figure della Danza in quanto tale sono necessariamente indicate e fanno bene; ad esempio escludiamo i vigorosi colpi dei fianchi e le vibrazioni della muscolatura,così come tutti i movimenti più acrobatici e pesanti per la schiena che possono risultare troppo faticosi per un corpo non sufficientemente allenato e per di più appesantito da una gravidanza. Diversamente includiamo tutti i movimenti rotondi e fluidi che coinvolgono il bacino senza violenza. E neppure trascuriamo gli aspetti psicologici che questo tipo di disciplina richiama. Spesso nella nostra società le donne incinte si vergognano della loro condizione investendo gran parte dei loro sforzi più nel recupero della forma perfetta subito dopo il parto che non nella possibilità di “godere” ed ascoltare nel senso più completo il loro corpo durante la gestazione. Forse, se danzassero, si accetterebbero maggiormente. Il battito dolce dei piedi e l’esposizione della pancia con il suo coinvolgimento in movimenti delicati e che non richiedono sforzi eccessivi costituiscono per il bambino un piacevole massaggio che lo cullerà per il periodo di vita intra – uterina ed alle sollecitazioni del quale può rispondere molto positivamente; infatti il feto percepisce il maniera particolare i suoni bassi delle percussioni, ampiamente utilizzate in questa disciplina attraverso strumenti che per eccellenza ci richiamano all’Africa, ai riti tribali che scaricano aggressività e tensioni, con tutto l’immaginario che questo paesaggio porta con sé. Il ritmo ci riporta al nostro ritmo interno; è il primo suono che il bambino sente, in risonanza e che lo accompagnerà per tutta la vita.

Secondo il più recente punto di vista relativo alla gestazione ed alla nascita, il bambino è qualcosa di già strutturato prima ancora del parto, in grado di percepire e reagire agli stimoli esterni. L’aspetto gioioso della danza costituisce un buon canale di comunicazione con il piccolo, che stabilisce una relazione armonica fin da questo primo periodo di conoscenza, che rimarrà per sempre impresso nella memoria della madre ed inconsciamente anche in quella del nascituro. E la mamma ne approfitterà anche per mantenere elastici muscoli, tendini ed articolazioni. Ed ancora, durante la gravidanza, la donna deve affrontare un altro grave problema legato alla funzionalità del bacino: durante il parto il Perineo, ovvero quella muscolatura che chiude il bacino nella sua parte sottostante, viene forzato. Si tratta di un muscolo estremamente importante nella vita sessuale della donna e dal cui cattivo funzionamento possono dipendere diversi problemi tanto di felicità e godimento sessuale quanto di incontinenza. Se immaginiamo il bacino rivestito da un involucro di fasce muscolari, Diaframma e Perineo risultano tra di loro per così dire simmetrici,in quanto chiudono la parte superiore ed inferiore di questa specie di “corsetto muscolare” che funge da sostegno allo scheletro. Il Diaframma è di forma simile ad un ombrello; toccandoci tra le costole nell’atto inspiratorio abbiamo la sensazione che questo muscolo scenda leggermente verso il basso; in effetti la parte centrale del diaframma si abbassa allargando la cassa toracica.

Una respirazione errata è quella che utilizza la muscolatura accessoria in alternativa o in aggiunta a questo muscolo, coinvolgendo collo e schiena:l’uomo primitivo vi ricorreva in situazioni di pericolo, ovvero quando veniva sottoposto ad una condizione di stress; purtroppo, tale condizione è divenuta per noi cosa di tutti i giorni,costringendoci a vivere in un permanente stato di tensione e di difesa. Diversamente, una respirazione più appropriata e salutare è quella che, in condizioni normali, utilizza in modo corretto e completo solamente questo muscolo permettendo all’aria di entrare nel corpo gonfiando la pancia nel momento in cui tale muscolo si abbassa. Un lavoro sulla muscolatura addominale ci può senza dubbio aiutare a recuperare una respirazione corretta e più profonda ed una maggiore “coscienza” del ruolo svolto dal Diaframma nelle funzioni vitali.In effetti i movimenti di insolazione del bacino applicano una pressione sul Diaframma che spinge all’esterno la cosiddetta “aria supplementare”, generalmente non espulsa nella normale espirazione. il Perineo,in questa funzione simile alla Prostata maschile, ricrea nella parte inferiore della muscolatura del bacino quello che nella parte superiore è svolto dal Diaframma, solamente con una modalità più delicata e specializzata,in quanto diverse in questa parte del corpo sono necessità e funzioni.

Come una qualunque muscolatura rilasciata genera problemi di postura, provocando il debordamento degli organi verso l’esterno, anche un Perineo che col tempo inizia a cedere da origine a diversi problemi; un perineo debole è sintomo di debolezza nella vita e di rilascio e dispersione di energia sessuale. Risulta quindi chiaro come un lavoro sul bacino che coinvolga coscientemente questo muscolo possa risultare col tempo assai utile,anzi necessario. Esercizi adatti a questo scopo sono ad esempio eseguire un circolo di fianchi, che è uno dei movimenti fondamentali nella Danza Orientale, accompagnato da una respirazione corretta stringendo il Perineo; un altro esercizio è l’allenamento ad utilizzare la muscolatura imparando a contrarre le varie sezioni di questo muscolo indipendentemente le une dalle altre: ognuna di esse è adibita ad una particolare funzione. Anche questo non risulterà essere un esercizio così estraneo a chi pratica la Danza Orientale, nella quale fin dall’inizio viene richiesto di muovere i vari muscoli in modo differenziato. Una prima semplice indagine sulle condizioni di salute del pavimento pelvico nel suo tratto iniziale si può già rilevare dal semplice atto di interrompere volontariamente il flusso di urina:una perdita involontaria di urina superiore ai 5 g. è già da considerarsi un inizio di deficit. La stessa prova può essere eseguita per il tratto intermedio, dove si può valutare il livello di efficienza della muscolatura vaginale per ciò che riguarda la funzione e la risposta sessuale; e analogamente si può verificare la muscolatura posteriore dell’ano, per quello che riguarda possibilità di incontinenza rettale.

Un lavoro muscolare sul bacino può contribuire ad agire selettivamente su queste tre importanti zone che costituiscono il Perineo, rinforzando il pavimento pelvico e sensibilizzandolo sia per quanto riguarda la sessualità che per quello che riguarda lo svolgimento delle normali funzioni. Inoltre il Perineo è collegato all’osso Sacro, per cui la sua attività si riflette sull’andamento di tutta la colonna vertebrale condizionando la postura ed influenzando eventuali difetti a suo carico. Un’altra importante funzione della danza è legata alla riattivazione della circolazione, che viene stimolata aiutando la sua risalita contro la forza di gravità; la maggior parte delle donne soffre di disturbi di circolazione e di “gambe pesanti”; anche in questo caso non è il riposo il migliore aiuto ed il tenere le gambe sollevate, come generalmente si è portati a credere, il maggiore sollievo, quanto un lavoro solo leggermente più faticoso:battere a terra i piedi nudi significa lavorare sulla pompa del sangue posta sotto i nostri piedi che ci sarà di grande aiuto per mantenere in efficienza la nostra circolazione.

Con il lavoro addominale si riscopre il piacere di “buttare fuori la pancia” assolutamente vietato e contrastante con i canoni estetici e commerciali imposti dal nostro mondo pubblicitario ed in generale dalla nostra società. Soltanto nel secolo scorso la moda imponeva alla donna di stringere la vita in rigidi corsetti; nella civiltà di oggi è cambiata solo la strategia ma non la sostanza: Il modello comune di bellezza è tonico,a sciutto con addominali sempre in contrazione, in poche parole sempre”all’erta”, in realtà molto più pronto a scattare e sulle difensive, di quanto non sarebbe un animale selvatico nella giungla con la necessità di difendersi dai pericoli e di procacciarsi cibo in un ambiente assai meno accogliente del nostro. Ricordiamoci che anche il movimento della pancia in fuori, e non sempre solamente in dentro, è componente necessario per tonificare quei muscoli interni che sono alla base della salute. Dove non c’è un movimento completo legato alla respirazione e di stimolazione naturale che rimetta in circolo le energie sono frequenti problemi di stitichezza, di colite, o di ristagno del sangue (es. cisti e tumori) in quanto la pancia non può essere sempre piatta, dovendo assecondare la dinamica respiratoria. E inoltre un ventre serrato mediante la spinta in avanti del bacino e la contrazione dei glutei porta alla conseguenza di contenere e limitare le sensazioni sessuali.

Da tutto ciò risulta quindi chiaro come l’insegnamento della Danza Orientale sia di estrema utilità nella nostra società e come le insegnanti di questa disciplina abbiano l’opportunità di parlare di muscoli e parti del corpo che troppo spesso non utilizziamo o che generalmente utilizziamo in maniera inappropriata. Attraverso la Danza si vanno inevitabilmente a toccare problematiche femminili delle quali raramente trattano i mezzi di comunicazione in quanto non assecondano quell’ideale estetico “vincente” incoraggiato da moda cinema e televisione, e che tuttavia giocano un ruolo rilevante per la felicità delle donne in quanto” persone” e non manichini clonati da un superficiale business di moda e giornali. Da non trascurare è quindi questo suo ruolo di informazione, prevenzione e contenimento. Vengono infatti toccati molti tra gli aspetti più delicati ed intimi legati all’universo femminile,considerati ancora oggi “tabù”: l’affermazione di sé e l’accettazione della propria immagine anche se diversa dai modelli imposti, seduzione e femminilità semplici e naturali in una società che esige una donna-manager sempre più mascolinizzata e una donna-oggetto innaturalmente provocante, un forte richiamo ad antichi ed arcaici simboli come quelli della terra e della fertilità in un mondo che ha perso completamente il contatto spirituale con questi valori. Inoltre la mobilità del bacino che viene generalmente scoraggiata fin da ragazzine perché “sconveniente” è strettamente connessa con il rilascio di tensioni psicologiche: alla rigidità propriamente fisica è spesso connessa rigidità mentale ed incapacità di rilasciare le proprie emozioni, se non addirittura sterilità, dovuta più di frequente a cause psicologiche che fisiche.

Alla divisione totale tra corpo e mente che ne consegue si può attribuire quella dolorosa disarmonia nel vivere che affligge la maggior parte delle donne occidentali. In questo modo serenità e benessere da un punto di vista psicologico si sposano perfettamente con la salute ed igiene naturale rispetto a standard e stereotipi di vita, tutti aspetti legati al mondo femminile di grande importanza che vengono così messi in primo piano. Non possiamo definire la Danza del Ventre una vera e propria forma di Danza-terapia, in quanto l’aspetto tecnico, il risultato “estetico” e la forma del movimento hanno ancora la loro importanza se non una totale priorità; tuttavia la tecnica di base di questa disciplina, che è tra le più semplici, ha la semplice funzione di strumento che porti il soggetto ad un personale ed esclusivo dialogo con il corpo e con la musica; vanno quindi obbligatoriamente aggiunte fantasia ed improvvisazione con la funzione di grosso stimolo alla costituzione di un percorso espressivo individuale che possa diventare strumento di crescita ed evoluzione personale.

Inoltre bisogna sottolineare la corrispondenza esistente tra alcuni movimenti di bio-energetica e quelli utilizzati nella danza del ventre, partendo dalla quale non sarebbe troppo ambizioso formulare la possibilità di un valore terapeutico intrinseco a questa disciplina, che, con gli opportuni filtri, potrebbe essere utilizzata in questa direzione. Infatti il bacino è considerato in bio-energetica come uno dei maggiori ricettacoli di tensioni tanto da un punto di vista fisico quanto da quello psicologico; normalmente esso tende ad essere talmente imprigionato da queste tensioni da sottrarre al soggetto gran parte della sua vitalità; la persona non è più quello che Lowen definirebbe “viva in materia vibrante”; esso consente la scarica dell’eccitazione sessuale e dello stress, con seri contraccolpi sull’intero organismo nel caso in cui queste funzioni non vengano svolte correttamente. Il grounding, un’altro dei concetti fondamentali sui quali si appoggia questa disciplina, è più in generale condiviso come la base per la maggior parte delle tecniche di movimento di derivazione orientale, danza orientale compresa; questo tipo di tecnica, ideata dall’autore nel contesto della terapia bioenergetica, viene praticata spontaneamente da chi si avvicina al nostro tipo di danza, in particolare da chi ama ballare a piedi nudi e per questo ritengo utile menzionarla e descriverne i benefici che inconsapevolmente entrano a far parte automaticamente della personalità di ogni ballerina.

Consiste nello stabilire il contatto dei piedi con il suolo. Per far questo è necessario un ottimo appoggio al terreno che nella danza si ottiene attraverso la retroversione del bacino. La tecnica consiste nello spostare il centro di gravità a livello dell’addome e imparare a sentire e liberare la carica energetica delle gambe e dei piedi, fino a percepire un vero e proprio scambio tra piedi e terra. Fornire un individuo di grounding, cioè di base, metterlo con i piedi per terra significa ‘ricentrarlo’ su di sé. La persona, in tal modo radicata, sente di avere un solido appoggio sulla terra, e il coraggio di stare sui propri piedi o muoversi su di essa come desidera. Sul piano dello sviluppo dell’io, avere grounding, essere in contatto con la realtà, coincide con una maggiore integrazione dell’individuo quale adulto responsabile. Saper stare sulle proprie gambe aumenta la sicurezza di sé, poiché in questo modo diventa veramente capace di essere in contatto con la realtà del suo corpo e con la sua posizione nella vita e nella società. La sensazione del contatto tra i piedi e il terreno, connette in un senso più ampio e simbolico l’individuo con le basi della propria esistenza; il grounding implica che una persona abbassi il proprio centro di gravità, collocando nel basso ventre l’origine del movimento primario; esso va mantenuto attraverso ginocchia flesse e ventre rilassato; le ginocchia flesse ammortizzano il corpo e permettono all’energia di scorrere, diversamente essa può rimanere intrappolata nel fondo della schiena producendo stress nella zona lombo-sacrale. Un molleggiamento ritmico delle ginocchia, che appartiene un po’ a tutta la tradizione dell’Africa, è quello che può portare a questa condizione di rilassamento non solo fisico, ma anche mentale ed emotivo; esso appartiene a tutte le danze rituali, di trance praticate in caso di disturbi nervosi, depressioni e contro gli spiriti maligni.

Inoltre la pratica della danza vissuta collettivamente sta assumendo nella nostra società un ruolo sempre più importante, che va a colmare dei “vuoti” lasciati dalla perdita di molti momenti fondamentali che in passato facevano parte della vita sociale dell’individuo; oggi come ieri essa rappresenta un ponte tra le generazioni che, al contrario di quanto normalmente succede nel quotidiano, si ritrovano insieme a danzare riscoprendo lo stesso piacere; danzare ma anche, ridere, chiacchierare e, perché no? riscoprire il trucco del travestimento trovando combinazioni nuove di costumi, cinture, gioielli ed acconciature, attingendo all’abbondanza e ricchezza dei modelli ed ornamenti che fanno parte di un immaginario comune a tutte le donne, assai spesso sacrificato dalle esigenze della vita di tutti i giorni, dove spesso l’essenzialità nel look è ritenuta indispensabile; è un aiuto ad uscire da schemi e mode ricercando un proprio personale stile e modo di essere. Spesso infatti le allieve dopo pochi mesi di corso iniziano a cambiare: i capelli si allungano, l’abbigliamento diventa più fantasioso e “femminile”; e parallelamente anche il modo di camminare ed il portamento si fanno più eleganti ed i movimenti più aggraziati; è un invito a raggiungere una conoscenza più profonda e completa di noi stesse attraverso la consapevolezza delle possibilità espressive del nostro corpo e di come esso possa essere effettivamente diventare un canale di comunicazione che esprima la parte più vera ed autentica di noi. Ed è una scommessa sulle possibilità di crescita e di autoaffermazione che questa scoperta può aprire alla creatività.

Jamila Zaki

Circolo Culturale e Danza Mediorientale